Marchiatura CE e responsabilità penale del datore di lavoro

Categoria: APPROFONDIMENTI


Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro – Marchiatura “CE” e responsabilità del datore di lavoro.

 

Con la recente sentenza della Cassazione Penale, Sez. IV, 11 marzo 2013, n. 11445, si torna a parlare della sicurezza di macchinari ed attrezzature marcati CE e della responsabilità del Datore di Lavoro.

 

I giudici di legittimità, confermando l’orientamento costante sul punto, hanno ritenuto che “il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza dell’ambiente di lavoro, è tenuto ad accertare la corrispondenza ai requisiti di legge dei macchinari utilizzati, e risponde dell’infortunio occorso ad un dipendente a causa della mancanza di tali requisiti, senza che la presenza sul macchinario della marchiatura “CE” o l’affidamento riposto nella notorietà e nella competenza tecnica  del costruttore valgano ad esonerarlo della sua responsabilità”.

 

In particolare, nel caso di specie, l’amministratore di un calzaturificio era stato condannato, sia in primo che in secondo grado, alla pena della reclusione per il reato di lesioni colpose per non avere messo a disposizione del lavoratore una macchina idonea ai fini della sicurezza, non assumendo alcuna rilevanza la circostanza che il costruttore della macchina stessa (precisamente, si trattava di una “pressa suole”) ne avesse assicurato l’idoneità.

 

Alla medesima conclusione è giunta la Suprema Corte, la quale ha ritenuto  priva di pregio la difesa dell’imputato, volta a dimostrare che la previsione della normativa antinfortunistica, secondo la quale il datore di lavoro è tenuto a mettere a disposizione del lavoratore macchinari ed attrezzature adeguati ai fini della tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, presuppone l’evidenza e l’agevole accertabilità di un vizio.

 

Sicché, essendo configurabile nel caso in esame un vizio occulto, secondo la difesa, l’imputato non poteva ritenersi responsabile.

 

L’esistenza di un vizio occulto  sarebbe stata provata dal fatto che, nel corso dei numerosi anni di utilizzo della “pressa suole”, non si erano verificati infortuni analoghi a quello del lavoratore interessato.

 

Tuttavia, secondo i giudici di legittimità, “il fattore statistico non varrebbe a superare il risultato cui conduce il canone della conoscibilità del vizio secondo la diligenza esigibile dal datore di lavoro, la quale non trova motivo di attenuazione per il fatto di essere il macchinario attestato dal costruttore come conforme alla normativa CE”.

 

E ancora: “grava sul datore di lavoro l’obbligo di verificare la non pericolosità del macchinario nella concreta situazione di utilizzo”.

 

Pericolosità che, nel caso di specie, era stata ritenuta sussistente per l’assenza di dispositivi di protezione  delle mani del lavoratore, nella fase preliminare di configurazione dell’appoggiatacco.

 

In definitiva, la marchiatura CE di macchine ed attrezzature non esime dalla responsabilità penale per gli infortuni occorsi ai propri dipendenti  il datore di lavoro, il quale è tenuto a dotare le macchine e le attrezzature con dispositivi di protezione idonei ed adeguati, qualora gli stessi siano carenti.

E ciò, allo scopo di rendere le attrezzature di lavoro assolutamente sicure per i lavoratori che le utilizzano.

 

Avv. Valentina Spinelli

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